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Stime ufficiali raccontano di un aumento della disoccupazione giovanile –età compresa tra i 20 e i 35 anni-, che in questi ultimi mesi ha raggiunto quota 30 %. Numeri che contribuiscono a delineare uno scenario critico per il mondo del lavoro. Ma non per tutto. Nel panorama dell’Information & Communication Technology sembra infatti che le cifre subiscano una variazione verso il basso. “Ci sono numerose posizioni aperte, spiega Enrica Pazzi, Human Resources Manager di Mainsoft. Nel comparto ICT osserviamo una costante ricerca di risorse, in linea con il trend del 2010”. Nessun cambiamento, dunque, nel mondo occupazionale dell’Information Technology che resiste agli effetti della recessione. Il mercato sembra essere stabile, alla costante ricerca di lavoratori in grado di dare una spinta innovatrice non solo all’ICT, ma all’intera economia. “Ora più che mai, il mercato ha bisogno di persone capaci di rimboccarsi le maniche e dare un reale contributo con il proprio operato. C’è bisogno di competenza, voglia di fare, di mettersi in gioco, commenta Pazzi. Le aziende con cui collaboriamo offrendo consulenza da oltre un decennio ci chiedono persone motivate, propositive e soprattutto disponibili”. Il lavoro, dunque, per i giovani, almeno per gli informatici, sembra davvero esserci. “Attualmente il mercato richiede giovani brillanti, specializzati in linguaggi JAVA/J2EE,.NET e piattaforma Oracle. Capaci di sperimentare, di creare e supportare il business”. E non è facile trovare le giuste risorse. Come il 17 % circa delle imprese italiane censite da Unioncamere, anche Mainsoft sta riscontrando difficoltà di reperimento di risorse. Paradossalmente molte posizioni risultano scoperte perché mancano candidati. Alle offerte di lavoro rispondono in pochi. E sono altrettanto pochi i giovani. “Generalmente riceviamo candidature da parte di figure senior o neolaureati. Mancano le figure middle. I trentenni con qualche anno di esperienza, per intenderci, parte di quel 30 % di disoccupati italiani”. Al mercato servono dunque risorse preparate, che sappiano combattere e sopravvivere nel mondo del lavoro, che sappiano districarsi. “Non vuole essere un attacco, ma le Università italiane non stanno aiutando le aziende. Nel campo ICT formano abili oratori e teorici, che conoscono a fondo storia e metodologia di svariati linguaggi. Ma poi, nella pratica, sono carenti. Professioni come quella dell’informatico (dello sviluppatore e dell’analista) richiedono esperienza sul campo, continuo aggiornamento. Il mercato ha bisogno di professionisti, non ricercatori”. Ed è a questi giovani, che si distinguono per capacità e praticità, che aziende come Mainsoft si rivolgono in questo momento. Offrendo contratti considerati ormai utopia, ma che in realtà non sono altro che una ricompensa a chi ha davvero voglia di investire su stesso. “Qui non esiste la parola precariato, asserisce Enrica Pazzi. Siamo fermamente convinti che i nostri dipendenti e consulenti debbano sentirsi al sicuro per svolgere al meglio il proprio lavoro. Ecco perché non offriamo contratti a breve termine, ma ci impegniamo a stringere rapporti duraturi attraverso contratti di apprendistato, determinati o indeterminati”. Mainsoft considera la fidelizzazione tra azienda e risorsa una leva importante su cui costruire la crescita del business e della professionalità del lavoratore stesso, che in questo modo si sente apprezzato e spronato a dare il meglio di sé. Anche in tempi difficili, il termine “turnover” non piace ad alcune aziende italiane che credono nel rilancio dell’occupazione come strategia di sviluppo del paese e ripresa dell’economia. Nel 2012 Mainsoft prevede di inserire al suo interno risorse pari al 10 % in più rispetto al 2010-2011. Si tratterà principalmente di programmatori, analisti e sviluppatori, di età compresa tra i 25 e i 35 anni. |
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venerdì 27 gennaio 2012 |
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